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lunedì, 17 Agosto 2026
TURISMO

A Gerace, sulla Riviera dei Gelsomini, siamo tutti Ruggero!

Panorama di Gerace

Chissà su quali alberi dei boschi calabresi sull’Aspromonte nidificano gli sparvieri che guidarono i Locresi in fuga, nella tarda antichità, dalle coste verso i monti! Gli abitanti delle amene coste si rifugiarono sulla rupe e edificarono Gerace, uno dei borghi più belli d’Italia, rimasto pressoché intatto, nonostante eventi tellurici lo abbiano scosso più volte. Bizantino e poi normanno, è un esempio di magistrale architettura della Calabria ionica, lungo la Riviera dei Gelsomini.

Qui, appena arrivi, il profumo intenso ti avvolge e rimane dentro, dopo una vacanza breve o un’esperienza più lunga alla ricerca dei segni dell’arte e di scenari naturalistici unici. Gerace, “il più grandioso e superbo luogo” (come la definì Edward Lear, il pittore inglese, nel suo Diario di un viaggio a piedi, nel 1847), è tutto questo: la città dalle innumerevoli chiese, dove le testimonianze di una cultura materiale millenaria convivono con i tempi nuovi, fatti di esperienze contemporanee e di una tradizione consolidata che continua a esercitare il suo fascino! Questa straordinaria eredità culturale rappresenta il punto di forza del progetto “Gerace Porta del Sole”, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, nell’ambito del PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 2 “Rigenerazione di piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”, Investimento 2.1: “Attrattività dei borghi storici” – Linea A.

Abbiamo trascorso un weekend intenso, tra chiese rupestri e pareti affrescate, pievi bizantine, chiese normanne, botteghe, scorci di palazzi storici dai giardini segreti e complessi conventuali, e quel che resta di un castello grandioso, in attesa di ritornare ad essere un punto cardine nel tessuto architettonico del vivace centro di Gerace. Racchiuso in quello che un tempo era il castrum medievale, il centro del borgo da pochissimo ha visto la riapertura al culto e alle visite della Basilica Concattedrale di Santa Maria Assunta, eretta nell’XI secolo, in piena età normanna, su un preesistente edificio sacro bizantino.

I sapienti restauri hanno restituito la grandiosità della sua struttura architettonica, che la pone come una delle espressioni più alte del romanico calabrese. Ma anche la chiesa di San Francesco, con il suo magnifico portale gotico nella suggestiva Piazza delle Tre Chiese, evoca i fasti dell’epoca barocca: l’Altare Maggiore è un bell’esempio di arte barocca seicentesca, realizzato in marmi policromi intarsiati. Oggi è la location ideale per eventi legati alla cultura.

Uno scrigno di manufatti pregevoli è il Museo Diocesano, all’interno dello scenografico complesso della cattedrale cittadina. Nelle teche e nell’enfilade delle sale è tutto un trionfo di ostensori, calici, tessuti liturgici, argenti e sfarzosi paramenti sacri. Di grande impatto è la croce bizantina, ovvero una preziosa stauroteca in argento dorato, tempestata di pietre preziose, proveniente da Gerusalemme. A dominare su tutto, nel salone principale, è l’arazzo, un capolavoro fiammingo di Jan Leyniers (1630–1686). Raffigura una scena venatoria (Meleagro e la caccia al cinghiale) ed è stato realizzato su cartone del francese Charles Le Brun.

Laboratorio-bottega Trame di Gerace

Tuttora, nel tessuto connettivo del borgo, la tradizione artigiana è attiva; tra tutte, la ceramica degli argagnari (maestri vasai) ne è testimonianza. Si plasma l’argilla, a testimonianza del fatto che il legame con la coroplastica della Magna Grecia e l’eredità di Locri Epizefiri non ha avuto battute d’arresto. Il laboratorio di ceramica Condò, in Piazza Tribuna, con le sue ceramiche variopinte e le forme che ricordano il mare, rappresenta solo uno degli esempi più alti della nobile arte antica, come la tessitura della ginestra, della seta, del cotone e del lino, che abbiamo scoperto nel laboratorio di “Trame di Gerace”. Tina Macrì, l’anima creativa del progetto, ci ha introdotti all’arte antica della tessitura artigianale, fatta di tempo, tenacia e pazienza.

E la cucina? I piatti della tradizione si fondono ai sapori e ai profumi intensi d’una terra generosa, quella di Calabria, dei vini, degli oli, delle mandorle e del bergamotto, fino alla forza del gusto della caratteristica ‘nduja. La giornata inizia con la colazione al Bar del Tocco, al centro di Gerace, in quella stessa piazza dell’incontro regale, intriso di leggenda e realtà storica, tra Ruggero il Normanno e suo fratello Roberto il Guiscardo. Qui si compirono eventi e si riscrisse la storia di queste terre baciate dal sole e lambite dal mare.

La nostra giornata è rinfrescata dalle brezze che salgono dal basso e dalle gustose granite al Bar del Tocco: un must imperdibile! Di sera il cielo si tinge di rosso e l’orizzonte si apre oltre la costa. Per la cena, al ristorante “A Squella” o nell’osteria “Broccia”, la scelta è sempre invitante. La pasta tirata a mano e le verdure dell’orto raccontano la tradizione. Un calice fresco di Greco di Gerace completa l’esperienza.

Un tempo, di notte, le porte di Gerace, la “città del sole”, si richiudevano tutte. Oggi, le quattro porte urbiche che hanno resistito alla furia dei secoli sono aperte ai raggi del sole mattutino. La “Porta del Sole” e la “Porta del Borghetto” (o Porta Maggiore) segnano l’ingresso tra borgo e centro storico. Gerace vive una nuova stagione di cultura e turismo sostenibile. Il progetto “Gerace Sogno Normanno” e il network “Siamo tutti Ruggero” stanno trasformando il borgo in una destinazione d’eccellenza.