
l mercato del lavoro nella ristorazione sta vivendo una fase di profonda evoluzione. Se da un lato continua la difficoltà nel reperire personale qualificato, dall’altro le imprese stanno adottando nuove strategie per diventare più attrattive, puntando su trasparenza retributiva, organizzazione del lavoro più sostenibile e strumenti di welfare aziendale. È il quadro che emerge dal nuovo Bollettino dell’Osservatorio Restworld, elaborato su oltre 6.100 offerte di lavoro pubblicate fino a giugno 2026. Un’analisi che interessa non solo chi cerca occupazione, ma anche imprenditori, manager e investitori del comparto Ho.Re.Ca., chiamati oggi a ripensare le politiche di recruiting e fidelizzazione.
La trasparenza salariale cambia il mercato del lavoro
L’entrata in vigore del D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, sta modificando in modo significativo il linguaggio delle offerte di lavoro. Nel giro di poche settimane gli annunci che riportano la retribuzione lorda sono passati dal 7% al 53%, mentre quasi la metà delle aziende ha iniziato a indicare la RAL al posto del tradizionale stipendio netto mensile. Per il settore si tratta di un cambiamento culturale prima ancora che normativo. Rendere le offerte più chiare favorisce una maggiore comparabilità tra le opportunità di lavoro e contribuisce a rafforzare il rapporto di fiducia tra imprese e candidati.
Stipendi competitivi e differenze tra territori
L’Osservatorio conferma una retribuzione mediana di 1.700 euro netti equivalenti al mese, mentre il 40% delle offerte full time supera i 30.000 euro di RAL. Le differenze territoriali restano evidenti. Il Trentino-Alto Adige registra la retribuzione mediana più elevata con 1.950 euro, seguito da Sardegna e Veneto. La Campania chiude invece la graduatoria con 1.500 euro. Più che la geografia, tuttavia, a fare la differenza sono competenze, specializzazione e responsabilità professionali.
Il turno unico diventa un vantaggio competitivo
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’organizzazione del lavoro. Solo il 23% delle offerte continua a prevedere il turno spezzato, mentre il turno unico si consolida come modello prevalente. Una scelta che migliora la qualità della vita dei lavoratori e rappresenta oggi un importante elemento di competitività nella ricerca di nuove risorse. Le imprese che mantengono il doppio servizio continuano comunque a riconoscere retribuzioni mediamente più elevate, soprattutto nei ruoli di maggiore responsabilità.
Benefit e welfare diventano strumenti di recruiting
La competizione tra aziende non si gioca più soltanto sullo stipendio. Il 68% delle offerte propone un contratto a termine con prospettive di stabilizzazione e cresce l’attenzione verso il welfare aziendale. Pasti per il personale, alloggi nelle località turistiche, convenzioni con palestre, assicurazioni sanitarie e persino supporto psicologico iniziano a comparire con maggiore frequenza negli annunci, segnando un cambio di paradigma nella gestione delle risorse umane. Per gli operatori del settore, investire sul benessere dei collaboratori significa anche ridurre turnover e difficoltà di reclutamento.
Le figure professionali più richieste e meglio retribuite
Tra i profili con le retribuzioni più elevate figurano responsabili di cucina, sous chef, cuochi capo partita e responsabili di sala. Anche pizzaioli, bartender e chef de rang mantengono livelli retributivi superiori alla media, confermando come la crescente specializzazione rappresenti uno degli asset più importanti per la competitività delle imprese della ristorazione. L’esperienza e le competenze continuano infatti a incidere molto più della collocazione geografica.
Un segnale positivo per tutto il sistema Ho.Re.Ca.
I dati dell’Osservatorio Restworld evidenziano un settore che sta progressivamente maturando. La trasparenza nelle retribuzioni, l’introduzione di benefit, la riduzione del turno spezzato e una maggiore attenzione alla qualità del lavoro rappresentano leve strategiche per affrontare una delle principali criticità del comparto: la difficoltà nel reperire personale qualificato. Per il mondo delle imprese si tratta di un’evoluzione destinata ad avere effetti non solo sull’occupazione, ma anche sulla competitività, sulla produttività e sulla capacità di attrarre nuovi talenti. Un percorso che conferma come il capitale umano sia sempre più un fattore determinante per la crescita del settore della ristorazione italiana.
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