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Camiceria Siniscalchi: in Italia l’artigianato che cresce

Articolo e fotografie di Massimo Chisari

La camiceria Siniscalchi è l’esempio di come l’economia italiana sia per lo più caratterizzata dalle MPI, medio piccole imprese, che nel nostro Paese sono circa 760mila: il 76% del totale di quelle italiane che ammontano a circa 996mila.

Di queste, l’86% sono invece considerate micro imprese, con un fatturato inferiore a 2 milioni di euro.

Secondo uno studio condotto da Apa Confartigianato, il nostro Paese è in crescita: nonostante l’aumento dell’inflazione, che secondo la CGIA(Associazione Artigiani e Piccole Imprese) di Mestre potrebbe erodere i conto correnti bancari con un costo complessivo pari a 164 miliardi di euro, tengono gli investimenti e aumentano gli occupati nelle aziende.

Dati alla mano, secondo quanto prevede il DEF, il Documento di Economia e Finanza, la crescita del PIL nel 2023 si attesta al +1,0%.

Tradotto, significa che il nostro Paese – grazie a dei punti di forza ben precisi – riesce ad evitare il processo di stagflazione (quando in un mercato sono presenti l’aumento dei prezzi sia una contestuale non crescita dell’economia in termini reali ndr). Questo è dovuto al buon andamento degli investimenti da parte della medio e piccole imprese (MPI) italiane, a differenza di quanto è successo nella media Ue.

La crescita occupazionale, che nel febbraio 2023 porta il segno positivo di +352mila occupati in 12 mesi, attenua quindi le difficoltà delle famiglie dovute alla riduzione del potere di acquisto.

STORIA DI IMPRESA: IL CASO CAMICERIA SINISCALCHI

Nel cuore di Milano, in viale Vittorio Veneto 32, c’è un’attività che in qualche modo fa scuola, in tutti i sensi: è la Maison Siniscalchi che nel 2014 ha lanciato il progetto della Samsung Maestros Academy. Un ambizioso progetto capace di mette in contatto gli artigiani con i giovani apprendisti di tutta Italia, attraverso dispositivi digitali. Una scuola che abbraccia in pieno il concetto di transizione tecnologica e che fa dell’artigianato, un made in Italy 2.0.

La camiceria Siniscalchi fa però scuola soprattutto per la sua età ed esperienza: si è dimostrata capace di adattarsi ai tempi e di cresce continuando a fare tendenza.

“La camicia – secondo la definizione di Alessandro Siniscalchi – è al contempo un capo di biancheria e un segno di eleganza che fa subito capire di che camicia siamo fatti.

La storia de La Maison Siniscalchi nasce nel 1948 a Milano, grazie alla visione di Vittorio Siniscalchi, il padre di Alessandro, che a sua volta imparò il mestiere da sua mamma Cesarina.

Siniscalchi apre quindi il primo laboratorio di camiceria in via Montenapoleone, proprio in quella Milano elegante ed aristocratica.

Da lì a breve la Maison verrà apprezzata per la sua finezza che prende il meglio dalle scuole sartoriali italiane e inglesi. 

 Arrivano gli anni ’80 e Alessandro – l’attuale proprietario – decide di seguire le orme del padre portando nel nuovo millennio la firma Siniscalchi. Oggi, le sue camicie accompagnano nel loro quotidiano grandi uomini d’affari, imprenditori, nobili e opinion leader di tutto il mondo.

Alessandro Siniscalchi nel suo laboratorio di Milano

Milano Incontra ha voluto conoscere da più vicino questa realtà, intervistando Alessandro Siniscalchi

INTERVISTA AD ALESSANDRO TITOLARE DELLA CAMICERIA SINISCALCHI

Quando nasce la tua passione per questa attività?

“La mia passione nasce osservando mio padre. A dir la verità avevo intenzione di fare ingegneria. Tuttavia, dopo essermi diplomato e aspettando di fare il militare, ho iniziato a seguire l’attività di famiglia per vedere se mi sarebbe piaciuta. La passione fu tale che dopo il militare non cominciai gli studi universitari, per portare avanti il nome della Maison”. 

Rispetto a quando hai iniziato com’è cambiato il mercato?

“Beh all’inizio il mercato di mio padre era più una clientela prettamente cittadina. Pian piano questa si è internazionalizzata. Oggi, è soprattutto internazionale”.

Come e scambiato il mondo della moda e l’approccio con il consumatore

“Facendo artigianato siamo un po’ fuori dal mondo della moda. Facciamo un prodotto che tutto sommato è e rimane classico, nel senso che adattiamo un capo addosso alla persona. La moda fa invece l’esatto contrario: adatta la persona al capo che crea.

Rispetto ad una volta, io credo siano cambiate le esigenze: il vestiario era molto più esigete, oggi rimane a tratti più sportivo o comunque attento all’estetica. La camicia deve essere comoda e funzionale, non solo esteticamente bella”.

Cosa significa per lei creare camice

“Oltre che un lavoro, è prima di tutto una passione. Ogni camicia per me ha un’anima e mi piace vederle crescere pian pianino. Un qualcosa di astratto che nasce e che vive”.

Artigianato e produzione industriale. Esiste un connubio o una realtà è l’antitesi dell’altra?

“In antitesi direi di no. Semplicemente si fa la stessa cosa, ma in maniera diversa. Nell’artigianato ci sono molti più passaggi a mano e viene curato ogni singolo capo. Nel mondo industriale si tagliano invece più pezzi assieme e non si ha la stessa attenzione per la camicia, che viene quindi vista più come un oggetto anziché come una creazione”.

Cosa significa esser artigiano oggi?

“L’artigianato è un genere da difendere. Significa avere in mano un tipo di lavoro che le macchine o la catena industriale non possono fare. Ecco, essere artigiani, oggi più che mai, significa essere esclusivi”.

Quali sono le principali difficoltà che affrontate nel quotidiano?

“Beh penso che il mondo dell’artigianato non sia molto valorizzato in generale. In Italia stiamo  perdendo questa nostra peculiarità ed è importante che si torni a dargli valore. Il primo passo sarebbe quello di trasmettere il concetto di artigianato ai giovani, poiché se muore, muore perché non c’è continuità. È quindi giusto capire e far comprendere ai più giovani che l’artigianato è una grandissima risorsa, forse una tra le migliori del nostro Paese.

Per fare questo è però anche necessario che gli artigiani ricevano degli aiuti e delle facilitazioni amministrative, poiché spesso sono lasciati soli al loro lavoro. L’aspetto fiscale è quello più ostico per un artigiano, che sicuramente sa fare bene il proprio lavoro, ma poi incontra difficoltà in tal senso. Fortunatamente, esistono le associazioni di categoria capaci di dare un aiuto concreto alle tante attività artigianali”.

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