BUSINESS

LE STRATEGIE MILITARI ENTRANO IN AZIENDA

Olivander Consulting (https://www.olivander.it/), ha creato il primo team di professionisti in cui figura Claudio Spinelli, ex militare dei reparti speciali e membro della Task Force 45, allo scopo di mettere in atto le sue conoscenze nel contesto militare per affrontare il tema della gestione delle imprese, in particolare di fronte a situazioni difficili e delicate come quelle che attualmente il mercato ci pone dinanzi.

logo olivander, fonte; www.olivander.it

a cura di Ugo Perugini

Claudio Spinelli, Riccardo Montanari, executive coach tra i primi LUXXprofile Master & Instructor certificati in Italia e Luca Sartori, esperto di Organizations and People Care Consultant hanno studiato un approccio unico nel suo genere, dando vita ad una speciale task force.

Claudio Spinelli, Riccardo Montanari, Luca Sartori, Team Task Force, Olivander Consulting.

Il metodo della Task Force di Olivander Consulting

L’unione delle tre professionalità di cui abbiamo parlato dà vita a un metodo i cui tre pilastri fondamentali sono:

1.Nell’incertezza le persone cercano di ripristinare il controllo e creare prevedibilità. Compito del leader è creare e dare significato.

2.Per governare l’inatteso le persone devono stare bene. Compito del leader è promuovere il benessere.

3.La volatilità del contesto in cui agiamo richiede di essere flessibili. Compito del leader è adattare il proprio stile di leadership alle circostanze.

Abbiamo posto alcune domande ai tre Responsabili della Task Force.

Prima la pandemia e poi la guerra, stanno condizionando l’attività di formazione dei nuovi leader anche in ambito aziendale. Ed è giusto paragonare la situazione di crisi (attuale e futura) come se ormai fossimo entrati in una economia di guerra?

Risponde Claudio Spinelli – Credo sia opportuno e soprattutto fondamentale non parlare di guerra. Pochi, anzi pochissimi, possono utilizzare questo termine proprio perché la guerra l’hanno vissuta realmente. Io parlerei di condizioni particolari nelle quali è importante adattare tutte le risorse per trarre il massimo beneficio e gestire ciò che è inaspettato. Chi fa azienda sa bene che deve pianificare e prevedere gli andamenti del mercato a lungo termine. Per lungo termine intendo anni e non settimane. Un’ azienda che crede di poter vivere alla giornata ha fallito in partenza, soprattutto in tempi incerti come quelli che stiamo vivendo.

Si parla sempre più spesso di strumenti eccezionali che dovrebbero essere messi in atto in situazioni di crisi nelle aziende. A chi crede che in azienda il meccanismo comando-controllo non sia la soluzione migliore, cosa rispondete?

Risponde Riccardo Montanari – Daniel Goleman, padre dell’intelligenza emotiva, ha recentemente criticato molto la figura del leader che applica una leadership di comando-controllo, questo stile infatti mina l’essenza di una risorsa e di un team, sgretolandolo e diminuendo sia il clima di benessere organizzativo, che quello legato alla produttività. Inoltre è fondamentale costruire il “senso di appartenenza” ad un’azienda o ad una organizzazione, concetto nel quale crediamo molto, e le aziende che invece lo hanno trascurato, sono quelle che hanno prodotto il fenomeno della “great resignation”. Lo smart working si è rivelato poi uno di questi strumenti eccezionali, che hanno permesso di far fronte alle varie crisi vissute negli ultimi due anni.

L’idea della guerra, diffusa ad arte anche nelle aziende, sembra far passare l’idea della necessità di una gerarchia ferrea alla quale non si può non sottostare?

Risponde Claudio Spinelli – Per quanto riguarda la gerarchia aziendale va da se, che i leader alle volte devono prendere decisioni importanti e devono farlo nel minor tempo possibile. Questo è essenziale per salvaguardare l’azienda e i dipendenti. Noi aiutiamo le aziende nella formazione dei loro leader, che a differenza di quello che succede in una caserma, instaurano un rapporto più umano con i loro dipendenti, assicurando un rapporto di fiducia duraturo e proficuo. Torno sul termine poco o per niente appropriato come quello della guerra. Un’ azienda che vuole reagire alle difficoltà come quelle attuali, necessita in modo indiscutibile di collaboratori e non di servi ubbidienti.

Secondo lei, è in pericolo la filosofia più avanzata in termini di gestione aziendale che fa perno proprio sul senso di responsabilità e autonomia dei collaboratori? Non c’è il rischio di un ritorno al passato (quindi, non una soluzione transitoria per affrontare le difficoltà del momento) e fermare il faticoso processo di democratizzazione all’interno delle imprese che si stava compiendo.

Risponde Luca Sartori – Un’ azienda vincente ha sicuramente al suo interno un team di uomini che ama il proprio lavoro e che vede nel suo staff dirigenziale una squadra di cui ci si può fidare. Dall’altro lato i managers, hanno il compito di fornire tutti gli strumenti necessari perché i dipendenti possano fare il loro lavoro al meglio. Non vedo altre vie se non quella della collaborazione e della fiducia reciproca all’ interno di un’azienda. Passi indietro sarebbero fatali e irreversibili. Questo lo insegniamo come punto cardine.

Una delle caratteristiche del management è la capacità di trovare punti di compromesso. Il manager in tempo di crisi saprà conciliare le esigenze contrastanti, magari rinunciando al perseguimento di certi obiettivi immediati per altri più lontani ma che possono invece rappresentare soluzioni positive per tutti?

Risponde Claudio Spinelli – Un buon manager ha bene in mente che l’ago della bilancia deve pendere sempre dal lato meno doloroso per tutti. Nella fattispecie l’azienda deve produrre utili e per farlo deve lavorare a pieno regime, e questo può essere alimentato solo da un team vincente che lavora all’ unisono e che rema nella stessa direzione. Gli eserciti sono S.P.A. che non producono utile. Va da sé che una mentalità militarista sarebbe a dir poco catastrofica all’ interno di una azienda. Diverso è invece divulgare il senso di disciplina, pianificazione e conseguimento degli obiettivi, tipico del comparto militare. Quello che facciamo è trasmettere un mind-set militare legato a stili di leadership naturali. Questa combinazione non conosce punti deboli.

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